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#11 (permalink) |
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Super Moderator
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Le associazioni si mobilitano: torna l'AltaMarea
In piazza il prossimo 28 novembre. Torna l'AltaMarea. La città, le sue componenti sociali più attente, l'associazionismo dinamico e le parti politiche più sensibili ai temi dell'ambiente, scenderanno in piazza per chiedere una reale difesa dell'ambiente. Una mobilitazione che giunge ad un anno dalla grande manifestazione del 29 novembre scorso quando ventimila cittadini sfilarono in corteo. L'onda d'urto fu così forte da costringere gli Enti locali e la Regione Puglia ad un'accelerazione in tema di restrizioni alle emissioni di diossina. Dopo un anno la battaglia riprende anche perchè i fronti aperti sono ancora tanti. La legge antidiossina è ormai una realtà ma grande è l'incertezza per l'attuazione del secondo step che prevede la riduzione delle emissioni a 0,4 nanogrammi entro il 31 dicembre 2010. Le polemiche di questi giorni sulla nuova centrale Eni, inoltre, confermano la necessità di tenere sempre alta l'attenzione. Il primo incontro si è svolto l'altro ieri, nella sede dell'Ail. E' stato un momento di confronto sull'organizzazione della nuova manifestazione in programma sabato 28 novembre. Le associazioni stanno elaborando una piattaforma condivisa da tutti e, anche questa volta, puntano al coinvolgimento di enti, scuole, ordini professionali, sindacati e cittadini. Una nuova riunione si terrà mercoledì prossimo con il coinvolgimento di altri settori della società civile. Per l'1 ottobre, invece, è previsto lo svolgimento di un'assemblea durante la quale saranno definite la piattaforma e le modalità di svolgimento della manifestazione. Tema caldo l'ambiente come testimonia l'acceso dibattito apertosi in questi giorni sulla nuova centrale all'interno della raffineria Eni. Sulla vicenda interviene l'assessore regionale al Lavoro Michele Losappio. «Ancora, e non a caso, nell'area industriale di Taranto - afferma - si prefigurano motivi di contrasto fra lavoro ed ambiente, occupazione e salute dei cittadini e delle maestranze. Il caso in questione è quello della nuova centrale Enipower che si vorrebbe installare nella raffineria, a stralcio del più impegnativo progetto di ampliamento della stessa e dei metanodotti rinviati da Eni a momenti successivi. L'investimento, pertanto, è di 180 milioni di euro e non di due miliardi e lo stesso ridimensionamento vale per le possibilità di occupazione». Secondo Losappio «la nuova centrale avrebbe una capacità pari a 3 volte e mezzo l'attuale. Ai 240 MW previsti bisogna infatti aggiungere anche il mantenimento, come indica il progetto, dei 39 MW di uno degli impianti oggi in funzione alimentato a fuel gas e altri 8,3 MW della turbina a contropressione. Si passerebbe, dunque, da una centrale in parte ad olio combustibile ed in parte a gas di 85 MW come quella in esercizio ad un impianto di quasi 288 MW integralmente alimentato a gas. Il 72.7% di questa energia prodotta (5 volte l'attuale) Enipower ha previsto di venderla, il rimanente sarà a servizio della raffineria. Le conseguenze negative per salute e territorio si identificano in un peggioramento delle emissioni di monossido di carbonio (da 87 ton/a a 456 ton/a), della CO e di un formidabile incremento della Co2 del 276%. E' del tutto evidente che questi aumenti sono strettamente correlati alle dimensioni del nuovo impianto e dalla scelta societaria di puntare a quella dimensione per vendere la gran parte dell'energia prodotta. Questo annulla parzialmente i benefici del passaggio dall'olio combustibile al gas e aggiunge ulteriori sostanze inquinanti in un'area che non può più subirne. Per questo motivo e non per una sottovalutazione degli effetti positivi sull'ammodernamento degli impianti, sullo sviluppo dell'attività produttiva e sulla riduzione degli altri inquinanti la Giunta Regionale ha recepito con Delibera n. 1540 del 7 agosto 2009 il parere negativo del Comitato VIA». Fonte: Corriere del Giorno (18/09/09) Interessante? Condividi :-) |
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#12 (permalink) |
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Administrator
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cioè in sintesi...come dicevo prima,se è solo un aggiornamento,perchè raddoppiarne la potenza?
è evidente che nessuno raddoppia la capacità di qualcosa se non ha intenzione di farne uso in un futuro prossimo...domani energia venduta,più in là un aumento delle attività della raffineria con aumenti a catena di tutti gli altri tipi di inquinamento. Interessante? Condividi :-) |
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#13 (permalink) |
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Super Moderator
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Il problema è che si mette in mezzo la questione dell'occupazione, un po' quello che avviene (ed è avvenuto) con l'Ilva.
Interessante? Condividi :-) |
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#14 (permalink) |
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Moderatore
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Credo che qui si stia veramente esagerando..
La centrale elettrica dell'ENI che raddoppia.. Lo studio sulla possibilità di impiantare una centrale nucleare a Manduria o Avetrana.. Non lo so magari un bel progetto per il rigassificatore in pieno centro?? Tanto che ce ne facciamo di Piazza Garibaldi??? O un inceneritore al posto di Piazza della Vittoria?? Ci stanno sempre più trasformando nella parte di territorio che si può sacrificare.. Interessante? Condividi :-)
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#15 (permalink) |
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Villeggiante
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Scusate ma non capisco qual è il problema. Porterà lavoro e inquinerà meno di quella già presente.
Aumenteranno la potenza perchè verrà diminuita a Brindisi per regolare l'emissione di C02. Finalmente lavoro! O c'è qualcosa che non ho ben capito? Interessante? Condividi :-) |
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#16 (permalink) |
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Administrator
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non inquinerà meno,inquinerà di più,perchè diminuisce di una certa percentuale il grado inquinante per singolo kw prodotto,ma i kw totali raddoppiano.
non si tratta di un semplice aggiornamento della centrale con una più moderna e più pulita,perchè se così fosse la nuova centrale la si costruirebbe con la stessa potenza della vecchia,invece no,la vogliono fare il doppio... perchè questo è il preludio per l'ingrandimento di tutta la raffineria,così come riportano gli articoli...il beneficio occupazionale a regime è di (dicono) trecento unità...a scapito di un ampliamento dell'area industriale e dei suoi inquinanti... pensi che ne valga la pena? e tutte le lotte per ridurre l'impatto ambientale dell'ilva le cancelliamo per elemosinare altri 300 posti di lavoro in un ambiente malsano e inquinato? Interessante? Condividi :-) |
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#17 (permalink) | |
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Villeggiante
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Citazione:
Scusami va bene le 300 unita' a regime, ma si parla anche di altri 3000 posti per la realizzazione. Poi si parla di una riduzione delle emissioni pari al 95% del TOTALE. D'accordo con l'aumento del Co2 (quindi problema legato non all'aria che respiriamo ma al buco dell'ozono) risolvendolo con una diminuzione di produzione degli altri impianti Enipower. Io non capisco, si tratta di altre 300 famiglie sistemate e 3000 provvisoriamente (meglio di niente)... in più la Eni collaborera' col sindaco per realizzare altre zone di verde a Taranto. il 95% di emissioni in meno ragazzi! non capisco cosa c'è da lamentarsi? Interessante? Condividi :-) |
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#18 (permalink) |
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Administrator
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anche se fosse vero questo dato del 95% (da dove proviene?) si riferirebbe alle emissioni della centrale,ma ti ripeto,se raddoppia la centrale un giorno raddoppia anche la raffineria,e non credo che raddoppiando la raffineria diminuiscano le emissioni...quindi è il progetto a lungo termine da considerare,non il contentino al breve.
taranto vuole lavoro ma dobbiamo uscire da quest'ottica colonialistica...300 posti di lavoro in più non sono niente in confronto al subire un ulteriore scempio di questo genere! questo è il classico specchietto per le allodole! se no significa che facciamo tanto casino per l'ilva ma poi appena ci offrono una caramella la andiamo a elemosinare... e agli spazi verdi dell'eni sai quanto ci credo...al massimo mettono qualche altra fontanella al cimitero come fece riva,facendolo passare per chissà quale elemosina...ridicoli. Interessante? Condividi :-) |
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#19 (permalink) |
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Super Moderator
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Ecco cosa ha dichiarato il sindacato FEMCA CISL:
ENERGIA: FEMCA CISL, BENE "VIA" CENTRALE TERMOELETTRICA TARANTO. (AGI) - Roma, 16 set. - Il sindacato commenta positivamente il decreto "VIA" (valutazione impatto ambientale) per la centrale termoelettrica di Taranto, nell'ambito della raffineria Eni. E' quanto afferma il segretario nazionale della Femca Cisl, Sergio Gigli, che ha partecipato ai lavori del consiglio generale dei chimici Cisl di Puglia per discutere la situazione dei rinnovi contrattuali in scadenza a fine anno. Gigli ha commentato positivamente il decreto di valutazione di impatto ambientale - da parte del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - riguardante la centrale termoelettrica nell'ambito della raffineria Eni di Taranto. L'intervento, trattandosi di un impianto di cogenerazione a ciclo combinato - ha spiegato il sindacalista - permetterà all'impianto stesso di essere maggiormente competitivo e, al contempo, migliorerà complessivamente l'impatto ambientale. Complessivamente sono 9 i decreti VIA firmati nei giorni scorsi dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: nove decreti di Valutazione d'impatto ambientale su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro paese. I pareri positivi riguardano la realizzazione del primo impianto eolico off-shore d'Italia, di fronte alla costa di Termoli (progetto proposto dalla Società Effeventi), i permessi per la ricerca di idrocarburi nel mare italiano finalizzati a valorizzare le risorse energetiche nazionali (progetto Northem Petrolium), la centrale termoelettrica di Brindisi Nord (Edipower), quella di Falconara (Api Nova Energia), la raffineria di Cremona (Raffinazione Tamoil) e la centrale termoelettrica di Taranto nella raffineria Eni (progetto Enipower). L'entità complessiva degli investimenti sarà pari a circa due miliardi e trecento milioni di euro. Il personale impiegato nelle opere di cantierizzazione potrà raggiungere le 3.000 unità, mentre l'incremento di organico per il funzionamento a regime sarà di oltre 300 unità. I tempi dei lavori varieranno a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 34 mesi). Fonte Questa, invece, è la presa di posizione di Legambiente: La protesta di Legambiente sull'ampliamento della centrale Eni di Taranto. L'intervento di Lunetta Franco e Francesco Tarantini: "Si continua ad investire sulle fonti fossili e in aree martoriate e ad alto rischio ambientale in evidente contrasto con il PEAR e gli accordi internazionali contro i cambiamenti climatici". E' scontro tra Regione, cittadini di Taranto e il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Dopo il no al raddoppiamento dell'Eni da parte della Regione, arriva il sì da parte del Governo. Adesso, Taranto ha il diritto di ribellarsi. «Legambiente vuole sottolineare» affermano Lunetta Franco, Presidente di Legambiente Taranto e Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, «che non si può procedere all'ampliamento della centrale perchè il parere del ministro Prestigiacomo è in contrasto con la volontà degli Enti Locali, tranne la Provincia che, con Florido, ha detto sì al progetto. Inoltre, in una zona martoriata dall'Ilva e dalle emissioni nocive, gli interventi previsti a protezione dell'ambiente sono estremamente esigui e sono stati sottratti a Taranto un milione di euro stanziati dal governo Prodi per piantare alberi, l'unico vero antidoto contro le emissioni di CO2. La verità è che si continua ad investire sulle fonti fossili nelle aree ad elevato rischio ambientale, rimanendo indifferenti al PEAR della Regione Puglia, al protocollo di Kyoto che prevede che tra il 2008 e il 2012 l'Italia riduca del 6,5% le emissioni di gas ad effetto serra del 1990, e ai nuovi obblighi di riduzione al 2020 previsti dal nuovo Pacchetto energia e clima dell'Unione europea, noto come "20-20-20". Cosa riferirà il Governo italiano durante il summit sul clima il prossimo dicembre a Copenhagen?». Legambiente Puglia rimprovera al ministro di non aver fatto nulla per assicurare a Taranto le bonifiche del SIN (Sito di Interesse Nazionale) indispensabili per iniziare l'ormai inderogabile risanamento della città, ma si prodiga per spianare la strada all'industria pesante. «E' paradossale» - continuano Franco e Tarantini - «incrementare ulteriormente la produzione energetica da fonti fossili in una regione che già produce energia in quantità ampiamente superiore al proprio fabbisogno e si sta sempre più affermando nel settore delle energie rinnovabili. Proprio ieri, durante una conferenza alla Fiera del Levante, l'assessore regionale alle Politiche Agroalimentari Dario Stefano discuteva sulla possibilità di puntare sulle biomasse, guardando quindi alla filiera agroenergetica. Legambiente ribadisce il suo no all'ampliamento della centrale Eni che si caratterizza come un investimento in controtendenza rispetto alla lotta ai cambiamenti climatici, passando da 90 a 240 megawatt e chiede invece di adottare immediatamente tutti gli interventi di mitigazione degli impatti e miglioramento degli impianti della raffineria (nuovi serbatoi che non ammorbino l'aria, miglioramento tecnologico della centrale elettrica, uso più razionale dell'acqua, riduzione degli scarichi in mare)». Fonte Interessante? Condividi :-) |
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#20 (permalink) |
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Administrator
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esatto...assumessero 300 persone per migliorare gli aspetti elencati nell'ultimo paragrafo...
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