Sta per approdare in Tribunale la vicenda del ragazzino 12enne milanese allontanato dalla scuola media all'inizio di marzo perché ritenuto iperattivo e aggressivo nei confronti dei compagni e degli insegnanti. Per riammetterlo, sostengono i genitori, la scuola pretenderebbe che lo scolaro venisse sottoposto a terapie farmacologiche molto pesanti, come un malato psichiatrico.

Gli avvocati infatti hanno diffidato la scuola chiedendo la riammissione del ragazzo e toccherà ora al giudice prendere una decisione. Per i genitori il ragazzo ha sempre avuto una vivacità difficile da contenere ma questo non gli ha impedito di andare a scuola come tutti i suoi coetanei, con l'accortezza di un insegnante di sostegno. Fino alle elementari tutto è andato bene, ma alle medie, la scuola Rinascita di Milano, sono cominciati i problemi. Da subito ha dovuto rinunciare all'orario completo perché, secondo gli insegnanti e due docenti di sostegno, era impossibile gestirlo per tutta la fascia giornaliera.

Ma la situazione è precipitata a febbraio quando il ragazzino è stato sospeso perché avrebbe reagito aggressivamente. Pare che, costretto a starsene in una stanzetta da solo mentre i compagni erano occupati in un laboratorio, abbia dato sfogo alla sua mortificazione prendendo a calci un banco. "Per noi è stata una doccia fredda perche' non ci aspettavamo nulla del genere - ha raccontato la madre - Quando siamo andati a parlare, il preside e gli insegnanti ci hanno delineato un quadro che a noi non risultava minimamente".

Il ragazzo viene sottoposto di nuovo a tutta una serie di esami neurologici, dai quali c'è la conferma che, da quel punto di vista, è assolutamente normale. "Ma alla scuola questo non è bastato - ha detto il legale della famiglia, Attilio Piras - Secondo preside e insegnanti il bambino deve essere sottoposto ad una terapia piu' approfondita e per questo il preside ha anche segnalato la vicenda al Tribunale dei Minori". "Le cure che pretenderebbero le abbiamo già sperimentate quando aveva 9 anni e sono state assolutamente inutili e dannose, come poi hanno confermato gli stessi medici - ha aggiunto il padre di Gianluca.

Nel frattempo il ragazzino deve restare a casa perché la sospensione viene rinnovata di 15 giorni in 15 giorni. "Sta vivendo tutto ciò con molte pena, vuole tornare a scuola tra i suoi compagni - ha detto la madre, commossa - Non ci siamo mai nascosti le difficoltà, ma abbiamo sempre fatto il possibile per farlo crescere come tutti". Ma la scuola ribatte punto per punto ogni accusa. In una lunga nota il dirigente dell'Istituto Rinascita Amleto Livio, Pietro Calascibetta sostiene che è proprio l'atteggiamento della famiglia il maggiore ostacolo all'assolvimento del diritto allo studio per il ragazzo. La famiglia infatti, secondo la scuola, "non si rende conto delle difficoltà del bambino, della richiesta di aiuto della scuola e non vuole collaborare per mettere la scuola in condizione di fare il proprio lavoro di cui anche giustamente responsabile".