Trullo D'Oriente
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    Predefinito Taranto - In arrivo raffica di avvisi di garanzia

    L’ipotesi di reato su cui si indaga è quella di omicidio colposo plurimo. Il pm ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche relative agli otto pazienti morti.

    Articolo TarantoSera




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    E non si é al sicuro neanche in ospedale

    Il direttore Asl dopo il sopralluogo dell'azienda di manutenzione: "Dolo, non sabotaggio"
    Una donna di 73 anni è l'unico caso certo su otto di morte per protossido di azoto
    Castellaneta, "impianto costruito male"
    Turco: "Ispezione dell'Iss alla ditta"
    Il ministro della Salute: "I Nas hanno chiesto elenco degli impianti montati dalla stessa società"
    Nichi Vendola: la Regione Puglia si costituirà parte civile


    L'ospedale di Castellaneta
    CASTELLANETA (Taranto) - Un collegamento sbagliato in fase di costruzione dell'impianto ha provocato la morte di una donna di 73 anni. Unico caso certo su otto morti sospette, Cosima Ancona, con quadro clinico meno grave degli altri pazienti deceduti, ha sicuramente inalato protossido di azoto dalle mascherine che avrebbero dovuto distribuire ossigeno, nell'Unità di terapia intensiva coronarica dell'ospedale di Castellaneta. E' quanto hanno accertato ieri i medici che, dopo il decesso della donna, hanno chiamato i carabinieri e la magistratura. Intanto anche a Siena è in corso un'inchiesta sulla morte di un paziente all'ospedale Le Scotte: il decesso potrebbe essere dipeso da uno scambio dei tubi di ossigeno, protossido di azoto e aria compressa dell'impianto della sala operatoria, impianto realizzato dall'Ossitalia di Bitonto, la stessa ditta responsabile degli impianti all'ospedale di Castellaneta.

    Turco: "Ispezione straordinaria". Il ministero della Salute annuncia un'ispezione straordinaria presso l'azienda Ossitalia srl di Bitonto che ha realizzato l'impianto di distribuzione di ossigeno nel reparto del nosocomio. "L'ispezione - spiega il ministero - sarà svolta dalla Direzione generale dei farmaci e dei dispositivi medici del ministero, e da tecnici dell'Istituto superiore di sanità".

    Nas, l'elenco degli impianti. I carabinieri dei Nas, ha detto il ministro Livia Turco, hanno chiesto l'elenco degli impianti (oltre una trentina) montati dalla stessa ditta negli ultimi due anni in altri ospedali e Asl italiani e chiederanno all'autorità giudiziaria di Taranto di "emettere un provvedimento di sequestro conservativo di questi impianti per verificarne la sicurezza senza interrompere il servizio ai degenti".

    Struttura nuova, mancavano i medici. La struttura sanitaria era stata inaugurata nel febbraio 2005, proprio di fronte al vecchio ospedale. E nuovo era anche il reparto, aperto però il 20 aprile scorso dopo un anno di attesa perché mancavano i cardiologi. In 15 giorni, su 21 pazienti, otto sono deceduti nel reparto, da ieri sotto sequestro.

    Direttore Asl: "Errore di collegamento". Per il direttore generale della Asl, Marco Urago, la presenza di protossido di azoto "è stata causata da un errato collegamento, in fase di esecuzione dell'impianto della linea di ossigeno alla linea principale di distribuzione del protossido utilizzato da altri reparti, anziché sulla linea principale di distribuzione dell'ossigeno". Così Urago ha riferito all'assessore alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, quanto gli era stato comunicato dagli esperti della ditta di manutenzione dell'impianto, la Siram, dopo il sopralluogo nella struttura. Tedesco ha precisato che "la costruzione dell'impianto di distribuzione dell'ossigeno dovrebbe essere stato realizzato dall'azienda Ossitalia, mentre la manutenzione dovrebbe essere stata affidata alla società Siram" di Milano.

    Prodi: "Serve esame serio". Da Bologna, Romano Prodi commenta la vicenda: "Dev'essere fatta un'analisi precisa delle responsabilità. In questi casi non lanciamo né croci né assoluzioni prima di aver esaminato le cose. Occorre esaminare seriamente quel che è successo e provvedere di conseguenza".

    Vendola: "La Regione parte civile". Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, annuncia che "la Regione si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli ipotetici responsabili di questa vicenda. Il fatto che un reparto di alta specializzazione possa infliggere la morte, invece che provare a dare la vita, è un crimine. Ora sia fatta giustizia, vogliamo la verità il prima possibile: nessuno è sotto tutela e tutti risponderanno delle proprie responsabilità". "Appureremo la verità senza timori - ha aggiunto Vendola - partendo dalle responsabilità di chi ha costruito l'impianto e l'ha collaudato".

    Accertamenti della Procura. Il sostituto procuratore della Repubblica di Taranto, Mario Baruffa, titolare dell'inchiesta, ha disposto accertamenti tecnici per individuare i responsabili della manutenzione del macchinario per la ventilazione dei pazienti, e il sequestro delle cartelle cliniche. Si indaga per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. "Ieri sera - ha detto - ho eseguito personalmente un sopralluogo all'interno dell'Utic e ne ho disposto il sequestro per evitare manomissioni". Il magistrato affiderà l'autopsia su Pasquale Mazzone e Cosima Ancona, le ultime due persone morte nel reparto, e farà notificare informazioni di garanzia.

    I sospetti sulla vittima. Quanto all'ultima vittima, ha destato sospetto nei sanitari il fatto che nell'anziana, il cui quadro clinico era meno grave degli altri, la concentrazione di ossigeno nel sangue diminuiva anziché aumentare, malgrado fosse stata attaccata la mascherina. La morte di altri pazienti nello stesso reparto non aveva destato particolari sospetti perché le loro gravi condizioni. Dopo il caso della 73enne i medici hanno deciso di approfondire la situazione.

    Urago difende i medici. "Difenderò fino in fondo i miei medici e i miei infermieri - ha detto il direttore generale della Asl di Taranto, Mario Urago - che hanno agito nel migliore dei modi. Noi abbiamo tutte le carte del collaudo analitico, collaudo fatto a fine 2005 e da quel momento il reparto è rimasto chiuso". "Qui siamo in presenza di un atto doloso", ma "non penso al sabotaggio" ha precisato nel pomeriggio, "ricordo che il protossido di azoto nell'Utic non deve proprio arrivare, invece qui ne avevamo una presenza".

    Nessun secondo collaudo. Urago ha dichiarato che non c'è stato un secondo collaudo dell'impianto di erogazione dell'ossigeno prima dell'inaugurazione, il 20 aprile, nel reparto di terapia intensiva, ma solo un "accertamento quantitativo" della fuoriuscita di gas dall'impianto: "I tecnici della manutenzione della Asl avevano accertato che dall'impianto usciva gas, un accertamento quantitativo perché quello qualitativo era stato già attestato all'atto del collaudo".

    Indagini anche a Siena, stessa ditta. Un'inchiesta è in corso a Siena sulla morte di un paziente all'ospedale Le Scotte il cui decesso - è una delle ipotesi - potrebbe essere dipeso da uno scambio dei tubi di ossigeno, protossido di azoto e aria compressa dell'impianto della sala operatoria. Impianto realizzato dall'Ossitalia di Bitonto, la stessa ditta che ha fatto interventi all'ospedale di Castellaneta. Il paziente è morto il 28 febbraio scorso, dopo l'impianto di una protesi aortica, in anestesia locale, nella nuova sala angiografica di radiologia universitaria. Le indagini vogliono anche verificare il presunto caso di un altro paziente che avrebbe accusato problemi di respirazione durante un intervento in anestesia locale, nella stessa sala operatoria e nello stesso giorno del ricoverato deceduto.

    REPUBBLICA




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